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LE PIAZZE E L’AULA DI CROMAZIO AD AQUILEIA

Carolina Martinelli

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Il complesso basilicale con il nuovo volume dell’aula di Cromazio. Foto, ORCH_Orsenigo Chemollo

L’intervento riguarda la musealizzazione e la valorizzazione degli importanti resti musivi dell’Aula Meridionale del Battistero, detta anche Aula di Cromazio o Sud Halle, annessa alla Basilica di Aquileia. I resti, scoperti dal ricco collezionista e scrittore austro-ungarico Karl Von Lanckoronski alla fine dell’Ottocento e in seguito reinterrati, risalgono al IV secolo d.C. e testimoniano il lungo processo di ampliamento e monumentalizzazione, innescato con l’Editto di Teodosio, dell’originario complesso liturgico del II secolo. Le richieste avanzate dal Comune nell’ambito del Concorso Internazionale di Idee bandito nel 2003 sono di proteggere e rendere fruibili al pubblico le rovine, attraverso un intervento innovativo che tenga conto del rapporto tra archeologia e contesto urbano, caratterizzato dall’immagine fortemente consolidata del complesso basilicale. Il progetto vincitore di Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni prevede un’addizione volumetrica che trova la sua ragion d’essere nella storia evolutiva del sito. La nuova struttura protettiva ricalca il perimetro del sedime originario dell’aula battesimale. Si tratta di un parallelepipedo astratto, realizzato con materiali lapidei di recupero dagli scavi, come nella tradizione della città, come mattoni romani e pietra di Muggia a spacco tenuti assieme da malta di calce. All’interno le pareti e il soffitto sono rivestiti con pannelli modulari di metallo verniciato alle polveri epossidico di colore grigio antracite che, come già sperimentato nel progetto della Domus dell’Ortaglia, uniformano lo spazio per concentrare l’attenzione del visitatore sul materiale esposto in situ. L’accesso avviene dal Battistero, tramite la porta massenziana meridionale oltre la quale una passerella soprelevata in ferro e pietra a spacco si affaccia sui mosaici. Questi sono reintegrati nelle porzioni lacunose con tessere nuove che ripropongono esclusivamente i profili delle trame geometriche originarie. Sopra a grandi piastre, realizzate con la medesima tecnica di quella di ingresso, poggiano i sei sarcofagi in pietra calcarea rinvenuti nell’area durante gli scavi. A parete è invece esposto il prezioso lacerto musivo detto del pavone pertinente alla pavimentazione del nartece e conservato dal 1915 nei depositi della Soprintendenza. Una grande vetrata, con una superficie di circa venticinque metri quadri, mette in relazione interno ed esterno, consentendo inoltre l’osservazione dei mosaici anche la sera. Il progetto si completa con la riqualificazione dello spazio pubblico intorno alla basilica, dove la nuova pavimentazione ridisegna, con intento quasi didattico, la pianta dell’antico tessuto urbano. La piazza del Capitolo a nord evoca il grande quadriportico post-teodoriano mentre quella dei Patriarchi a sud ripropone il ritmo regolare degli Horrea, i grandi magazzini di Costantino. Questa architettura dimostra, ancora una volta, la spiccata sensibilità di Tortelli e Frassoni i quali, con linguaggio essenziale, inequivocabilmente del nostro tempo, calibrato nelle proporzioni, nelle forme e nei materiali, riescono a rievocare la memoria di un’immagine dimenticata e ridare chiarezza all’impianto basilicale. Attraverso un lavoro di lettura, di riscrittura, di montaggio e di comunicazione, i frammenti trovano nuovo ordine in un percorso narrativo che aiuta il visitatore a comprenderli secondo la loro valenza storica.

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